lunedì 6 febbraio 2017

" Lumière ! " di Thierry Frémaux ( Francia, 2017 )

Quando nasce il cinema ? Tutti ci ricordiamo, probabilmente,  che gli inventori del cinematografo sono stati dei francesi alla fine del diciannovesimo secolo,  cioè del secolo delle grandi scoperte scientifiche e delle innovazioni tecnologiche che hanno plasmato la nostra esistenza quotidiana. Penso che siamo in parecchi, anche , a ricordarci che questi francesi rispondevano al nome di Lumière ( Louis, l'inventore propriamente detto ed il primo " cineoperatore " della storia, ed il fratello Auguste ). Forse non tanti, invece, hanno visto i primi film della storia del cinema, girati dai due Lumière e dagli altri loro associati che essi inviarono in giro per il mondo a riprendere scene di vita quotidiana  e a far conoscere la loro straordinaria invenzione. Tra il marzo 1895 - data in cui fu mostrata  in pubblico il primo film in assoluto, " L'uscita degli impiegati dalla Fabbrica Lumière " -  ed il 1900, più di 400 pellicole ( lunghe ciascuna una bobina, circa sedici metri,  della durata di cinquanta secondi ) furono concepite, realizzate ed esibite in pubblica visione a cura dei fratelli Lumière. Questa eccezionale attività, prima che in altri paesi europei nascessero vere e proprie case di produzione e  negli Stati Uniti si consolidasse la potentissima industria  ancora oggi  dominante nel panorama cinematografico mondiale, rappresentò la più cospicua produzione dell'epoca nel campo dell' immagine in movimento. Ed, in tal modo,  una impareggiabile fonte di conoscenza e di intrattenimento per i pubblici di Europa e di Oltreoceano. Nato come spettacolo schiettamente popolare , lontano quindi da ogni intellettualismo, il cinema si manifestò sin dall' inizio come uno straordinario mezzo di espressione e di comunicazione. Ma soprattutto dette vita ad un nuovo linguaggio, capace di superare le diversità culturali e di interessare, appassionare e commuovere , popoli tra loro geograficamente distanti  e strati sociali  tra loro diversissimi.

 

Una cospicua parte di queste 400 pellicole sono state salvate dall'usura del tempo, restaurate e conservate adeguatamente ad opera di alcuni studiosi ed appassionati di cinema ed in particolare dall ' " Institut Lumière " di Lione, cioè della stessa città di cui erano originari i Lumière. Quella Lione in cui il padre dei due fratelli , Antoine , aveva creato una fabbrica di apparati fotografici, antesignani dell'invenzione del cinematografo ed in cui furono girati  diversi di quei primi film . Attivissimo direttore dell' Institut ( e nel contempo alla testa del prestigioso " Festival del cinema " di Cannes ) è da qualche anno il critico cinematografico ed organizzatore di eventi artistici Thierry Frémaux. Questi, in associazione con il regista e critico Bertrand Tavernier, anch'egli lionese, ha raccolto un centinaio di queste pellicole  riversandole in un film della durata " canonica " di novanta minuti, intitolato per l'appunto " Lumière  ! " e con sottotitolo quanto mai esatto, " Incomincia l'avventura" ( L'aventure commence " ).Un film che,  dopo la presentazione nell'ultima parte dello scorso anno in qualche festival, è stato immesso finalmente nel circuito commerciale francese due settimane fa e che ho potuto vedere a Parigi pochi giorni or sono. Autentica gloria transalpina, i fratelli Lumière è un " marchio di fabbrica " conosciuto da tutti ed è immaginabile che l'opera attragga un discreto pubblico. Il cinema inteso come frequentazione delle sale cinematografiche è infatti  un fenomeno ancora cospicuo in Francia , soprattutto ma non esclusivamente nella capitale, e il pubblico francese ama e segue le cose più interessanti che gli vengono proposte . Speriamo che , sulla scia colà di un possibile successo, "Lumière ! " sia acquistato da un distributore nostrano  e, anche qui da noi,  si ritagli uno spazio nella presentazione dei film di questa stagione cinematografica.
 
Alcuni dei " filmini " dei Lumière inclusi in questa sorta di antologia sono abbastanza noti. A cominciare proprio dal capostipite, quell'emblematica " Sortie des employés des Usines Lumière " in cui la cinepresa riprende, in campio medio, la frettolosa anche se ordinata fuoriuscita del personale. Attraente per il soggetto ( la tipologia umana rappresentata è interessante e variopinta , alla fine , compare anche un cane che attraversa tranquillamente lo schermo ) la pellicola costituisce, in certo modo, il primo spot pubblicitario della storia, considerato che gli stabilimenti Lumière producevano per un non trascurabile pubblico potenziale di fotografi professionali ed amatori.
"L'arrivo del treno alla stazione di La Ciotat "- altrettanto celebre - introduce sullo schermo la prospettiva ed il movimento, cioè la componente dinamica di ogni film : una locomotiva che traina un certo numero di vagoni, dapprima lontana e quindi piccola piccola, si avvicina sempre più massiccia,   invade progressivamente in diagonale una buona parte dello schermo uscendo poi dall'inquadratura sulla sinistra dello spettatore. Sembra che i primi spettatori, vedendolo, urlassero dalla paura, convinti che la locomotiva sarebbe furiusciuscita dallo schermo e li avrebbe investiti... Potenza del realismo dell'immagine cinematografica !
"La colazione del bebè " e "L'innaffiatore innaffiato " sono altri due filmini di cui avrete se non altro sentito parlare, se non li avete già visti . Il primo è un quadretto molto delicato in cui si vedono i coniugi Auguste Lumière imboccare il loro figlioletto sul seggiolone: una situazione familiare ripresa con tenerezza e spirito di osservazione , l'antesignano di quel cinema intimista, delle piccole cose,  su cui  la " decima musa " è tornato tante volte con costante successo. L'altro  è molto importante perché, se i primissimi film avevano un intento quasi documentario, questo lo si può definire a buon diritto il primo film di " fiction " in assoluto, cioè con una " storia " , qui stante la breve durata quasi una barzelletta : un ragazzetto dispettoso si diverte a schiacciare con un piede la pompa manovrata da un giardiniere che pensa così che  non arrivi più acqua, quando questi prende la pompa e la dirige verso di sé per esaminarla con cura il ragazzetto interrompe la pressione col piede e un violento schizzo d'acqua investe improvvisamente il volto dell'ignaro giardiniere.Il cinema comico  ( e sappiamo quale ruolo ha giocato nella storia del cinema ) era decisamente nato !
 
Altri film dell' antologia sono meno noti o addirittura inediti per i nostri tempi. Piccoli , straordinari documenti della Francia laboriosa . Falegnami , fabbri, spaccatori di pietre , vetturali, operaie tessili, spazzini : tutto un mondo di lavoratori che costituivano il nerbo della  comunità nazionale produttiva in grado di darci un puntuale ritratto di una intera epoca storica. E che ci restituisce un quadro anche umano ( quei volti , quei corpi indaffarati, piegati nelle varie attività )  di singolare bellezza plastica. Se da un punto di vista della tecnica cinematografica i film dei Lumière appaiono di sorprendente "modernità ", è da quello dei contenuti ( e delle forme che li rivestono ) che essi ci colpiscono e ci commuovono. Fuor di dubbio che la bellezza delle immagini , il sapiente collocarsi della macchina da presa, la profondità di campo, perfino i primi timidi  "carrelli " laterali e in avanti, rappresentino conquiste - in pochi metri di pellicola -  davvero anticipatrici di tanta parte dell'armamentario tecnico su cui poi il cinema è andato sempre più progredendo e che, qui, è già presente nella sua essenzialità. Ma quel che più stupisce ( e fa giustizia dell'errato assioma secondo cui i Lumière sarebbero solo dei "documentaristi " ) è la loro capacità di partire dal dato reale ( la vita colta nell'attimo in cui essa si svolge sotto i nostri occhi ) per transitare alla " messa in scena " ( la realtà ricostruita sotto un particolare angolo di visuale che riflette il giudizio " morale " dell'autore ) ed approdare infine alla " verità " , che è lo scopo ultimo di ogni arte : l'uomo colto nei suoi momenti di gioia e di tristezza, a tu per tu con i suoi sentimenti, con la propria dimensione individuale e sociale. Quei volti e corpi  di marinai che remano in senso contrario al moto ondoso su di una navicella sbattuta dai flutti ( uno dei più bei filmini dei Lumière ) non solo sono uno straordinario documento visivo , di limpido tecnicismo, ma anche uno stupefacente studio dell'uomo, indomito anche se inerme di fronte alla natura . C'è già Flaherty, Ford , Welles, in quella sequenza così meravigliosamente anticipatrice di tanta parte del cinema occidentale, " da Lumière a Godard ", come sottotitolava la sua raccolta di studi cinematografici ( " Visione privata " ) il compianto critico Francesco Savio.
L' avventura del cinema incomincia davvero con i Lumière, fin dai Lumière. E , per nostra fortuna , non si è ancora conclusa.

 
 
 
 
 






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