giovedì 23 gennaio 2020

" RICHARD JEWELL " di Clint Eastwood ( USA, 2019 )

Clint Eastwood, il veterano attore-regista statunitense ( quest'anno festeggia 90 primavere !) negli ultimi tempi si è dedicato a portare sullo schermo storie di vita vissuta che hanno al centro persone comuni, uomini della strada che hanno impresso, ad un certo punto,complice il caso, una svolta alla loro esistenza raggiungendo, nel bene e talvolta nel male, una improvvisa notorietà. Dopo " Sully "  ( 2016 ), la vicenda del coraggioso pilota che salva un aereo con tutti i passeggeri in un ardimentoso ammaraggio sul fiume, "Ore 15.17 -Attacco al treno " ( 2017 ), l'attentato terroristico al TGV Parigi-Amsterdam sventato da tre coraggiosi giovanotti, " The mule- Il corriere della droga " ( 2018 ) sulla incredibile " performance " di un ultraottuagenario entrato al servizio di un cartello di spacciatori internazionali, ecco ora la sua ultima fatica degna di un' autentica " realtà romanzesca ". Qui, a dir il vero, più che ad un "exploit " del personaggio principale, assistiamo soprattutto al calvario che questi deve affrontare per la stupidità e la malevola stoltezza delle autorità. Stiamo parlando dell'episodio avvenuto ad Atlanta nell'estate del 1996 quando dei terroristi misero una bomba in un parco dove erano riunite migliaia di persone in festa per i Giochi Olimpici che si svolgevano in quella città facendo solo due morti ed un certo numero di feriti grazie all'intelligenza e alla prontezza di riflessi di un semplice addetto alla vigilanza, tale Richard Jewell, che scoprì in tempo l'infernale congegno e riuscì a limitarne l'effetto. Nel film vediamo come Jewell, salutato dapprima come un eroe  per il suo coraggio ed il suo spirito di abnegazione, venga in un secondo momento incredibilmente  sospettato  dalla polizia federale di aver messo lui stesso la bomba , da solo o con complici. Indagato, sottoposto ad ogni sorta di umiliazione e di stress anche a causa di mezzi di informazione spicci e faciloni,  se la caverà grazie all'intervento di un avvocato amico che riesce a dimostrare, non senza fatica, la sua totale estraneità alla delittuosa macchinazione. Arrestati i veri autori della tentata strage, Jewell, provato probabilmente dalla tristissima esperienza,  morirà qualche anno dopo.

Ipernazionalista ( ha una bandierina a stelle e strisce sulla porta di casa ) ciecamente fiducioso nei poteri costituiti ed in particolare nelle forze dell'ordine, con un passato lavorativo tutto nei servizi di sorveglianza e qualche infortunio per eccesso di zelo nel far rispettare " law and order ", Jewell è il perfetto " sospettabile " per un attentato che da subito viene ( correttamente ) attribuito ad ambienti di estrema destra. Il famigerato " profiling " di cui si avvalgono gli agenti federali che conducono l'inchiesta , in pratica il tracciare una sorta di " identikit " ideologico-comportamentale, il profilo appunto del possibile reo, e poi l'applicarlo acriticamente alla persona che più viene ritenuta corrispondervi, condanna in partenza il nostro uomo. Figurarsi, in casa ha un vero arsenale di fucili da caccia e pistole di ogni genere (in Georgia, dove si svolge l'azione, è peraltro legittimo possederli ) ed in più Jewell, un tipico ciccione mangiatore di "junk food " timido e solitario, a trentatré anni vive ancora con la madre ed ha quella "brutta" ossessione per il rigore e la precisione che, agli occhi dei più "scafati " poliziotti e giornalisti, deve proprio sembrare una intollerabile aberrazione. Ecco così che la storia, nella raffigurazione che ne fa Eastwood, diventa anche la contrapposizione tra  un personaggio fondamentalmente " buono ", onesto ancorchè limitato, e l'attuale "deriva" della società verso costumi più liberi e mentalità pericolosamente  meno esigenti, meno responsabili , esplicitate queste ultime da un agente federale tanto ottuso quanto pigro e da una giornalista assetata di successo e dalle abitudini morali quanto mai disinvolte.

E' evidente che il film , ancora una volta,non piacerà a coloro che rifuggono dal cinema di Eastwood, considerandolo un ricettacolo di pseudoconcetti  iperconservatori e contrari al "progresso ". Innegabile, indubbiamente, che a Clint gli spregiudicati antagonisti di Jewell  debbano piacere assai poco. Comprensibile quindi che , in questa storia di un povero ciccione ancorato ai valori del passato,egli  vi abbia visto anche il mezzo di celebrare una volta di più l'America profonda,  non intellettuale, semplice e fedele ai propri convincimenti tradizionalistici che, da " Gran Torino " ad oggi, gli è particolarmente cara. Ma sbaglierebbe chi non riuscisse a vedervi , ancor prima e soprattutto, il ritratto di un più ampio antagonismo tra, da un lato, i " poteri forti " ( il Governo federale- non dimentichiamoci che siamo nel Sud libertario e che la bandiera di " Dixie " occhieggia dovunque - ed i "media" ) e, dall'altro, il comune cittadino, l'uomo semplice che rischia di rimanere schiacciato da un ingranaggio più potente di lui nella sua cieca indifferenza. Un tema , questo, che è in realtà sempre attuale e che fece, a suo tempo, la fortuna di tanto buon cinema americano progressista  (" Arriva John Doe " , " Lo stato dell'Unione " ). E soprattutto sbaglierebbe chi si ostinasse a non riconoscere, nel cinema di Eastwood, quel respiro, quella maniera di affrontare le storie ed i personaggi con passione, impegno e classico rigore che , in certe scene ( penso agli interni, caldi, intimi, descritti con amorevole attenzione, della casa della mamma di Jewell ) lo avvicinano- non voglio esagerare- al miglior John Ford, poniamo, di "Sentieri selvaggi ". Il suo inconfondibile stile, il suo modo di filmare, sontuoso e fluido al tempo stesso, il " pathos " intimistico e sommesso che riesce ad infondere nella materia che tratta, dovrebbero ormai aver convinto anche i più scettici che Clint Eastwood è il degno erede della grande tradizione cinematografica americana.
Interpretazione molto buona ( Kathy Bates, la mamma, è candidata all' Oscar ) la fotografia è degna di particolare lode ed il commento musicale quanto mai delicato ed appropriato.


Please find here a short commentary  in English on the film :

" Richard Jewell ", the latest film by Clint Eastwood, is a true story ( The Atlanta bomber at the Olimpic Games of 1996 ) wich allows the veteran movie director to create a new  portrait of the antagonism between the old traditional  "national " values and a more open, "swinging" modern society. Jewell,  becomed a suspect terrorist for his " profile " but who is totally inocent, struggles against a power ( The F.B.I., the media )  wich turns out inconsistent and ideologically biased. Eastwood's filming is warm, passionate , yet soft  and classical in the best tradition of the great american cinema. To be seen by every dedicated moviegoer.


Veuillez trouver ci-dessous un court commentaire en francais sur ce film :

" Richard Jewell ", le dernier film de Clint Eastwood, rénoue avec la grande tradition du cinéma  "civique" américain : celui de  Ford et de Capra, cher à la  mouvance " liberal " comme à celle plus conservatrice mais soucieuse de la liberté de l'individu face aux pouvoirs publics. A travers l'histoire d'un pauvre homme de la rue, nationaliste et aimant la loi et l'ordre, qui sauve ses concitoyens des conséquences d'un grave attentat à la bombe  (nous sommes aux Jeux Olympiques d' Atlanta en 1996 ) mais qui est, par la suite, soupconné  d' en etre parmi les responsables simplement à cause de son " profil " idéologique, Eastwood nous donne un ennième essai de sa profonde maitrise du moyen cinématographique et de sa connaissance de l' Amérique profonde ( celle, entre autre, qui aime particulièrement ses films ! ). Tourné d'une facon superbe, chaud et lumineux, voilà un film qui va nous réconcilier, toutes tendances idéologiques confondues, avec un  cinéma humaniste et honnete.


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