giovedì 7 marzo 2019

UNA POSTILLA ALL' ASSEGNAZIONE DEGLI OSCAR 2019

Non ho commentato quest'anno, a differenza delle precedenti edizioni, l'assegnazione degli Oscar, avvenuta nella notte ( da noi ) tra il 24 ed il 25 febbraio. Non l'ho fatto perchè , come si dice, ho perso il momento giusto e dopo ho pensato che la questione non fosse più di attualità . Ma lo faccio ora , un pò perchè stimolato al riguardo da una gentile amica , desiderosa di raccogliere la mia opinione, per quello naturalmente che vale. Un pò anche perchè, non più a caldo, si ha maggiormente agio di riflettere e ciò che prima magari  sembrava discutibile, a conti fatti risulta comprensibile e perfino giustificato. Non dimentichiamo mai, a tale riguardo,   che gli Oscar non sono, diversamente dai premi della critica e dal " palmarès " dei festivals ( Cannes, Locarno, Venezia, Berlino ecc. ) una scelta che premia - o dovrebbe premiare- essenzialmente il valore estetico di un film,di una regia o di una interpretazione. I giurati della " Motion Pictures Academy " non sono studiosi del cinema, giornalisti specializzati o almeno cinefili incalliti. Sono i rappresentanti di tutte le categorie, le " gilde " professionali  che partecipano, a vario titolo, a quel gigantesco sforzo produttivo che dà vita ogni anno ad un numero di film di genere diversissimo che vengono poi distribuiti nelle sale, negli Stati Uniti e poi in tutto il mondo. Hollywood , insomma, non più nel pieno fulgore di qualche decennio fa ma sempre capitale del cinema, quello " alto " come quello che a noi può apparire un tantino più commerciale . Con logiche " industriali" che seguono percorsi particolari ed  una mentalità in cui il successo economico è altrettanto importante di quello artistico, una costante attenzione al cinema quale fenomeno finanziario, sociale, di costume ( come indubbiamente è anche  ) oltre che espressione creativa al pari delle altre arti nelle quali si manifesta il genio dell'umanità.  Atteso il fatto che il più gran numero delle celebri statuette pertiene a categorie tecnico-produttive che interessano poco agli spettatori e che questi neanche sono sempre  in grado di valutare (montaggio, trucco, effetti speciali, scenografia, costumi  e via discorrendo ) la consegna degli Oscar è una forma di autocelebrazione del " business " del cinema in tutte le sue componenti. Nella convinzione che se un film è anche bello attirerà ancora più spettatori e quindi porterà ancora più soldi ai finanziatori e a chi vi ha lavorato, ma senza una esasperata ricerca dell' " arte " nella sua purezza : ammesso e non concesso, poi, che nel cinema ( fenomeno ibrido, in questo senso) questo " specifico " possa poi agevolmente separarsi dal resto.

Dunque , alla luce di quanto osservato, ripercorriamo brevemente i principali riconoscimenti attribuiti e vediamo se , a nostro modestissimo parere,essi sono valsi ad individuare  realmente " i migliori " tra i diversi candidati in lizza.
Incominciamo, naturalmente, dal più importante degli " Oscar ", quello per il miglior film , vinto da " Green Book ", la  simpatica ma tutt'altro che superficiale commedia sulla singolare amicizia tra un musicista nero ed il suo autista- guardia del corpo italoamericano negli anni '60 del secolo scorso. Qui non vi è dubbio che l'opera migliore era in realtà " Roma ", il film del messicano Alfonso Cuaron prodotto da " Netflix ", uno dei più artisticamente validi addirittura delle ultime stagioni . Tra quindici-vent'anni, probabilmente, rivedendo " Green Book ", ci si meraviglierà un tantino che sia giunto addirittura a conquistare un premio così prestigioso a fronte di meriti artistici certamente non eccelsi, inferiori, ad esempio, a quelli de " La forma dell'acqua "di Guillermo Del Toro, vincitore lo scorso anno. Sarà che i giurati hanno forse giudicato eccessivi due  " Oscar " consecutivi ad altrettanti film diretti da un regista messicano, sarà che non se la sono sentita di premiare un progetto produttivo e distributivo antagonistico a quello del " cinema in sala ", oppure che hanno voluto dare un riconoscimento ad un film " politically correct " e dai buoni, anzi dagli ottimi sentimenti : fatto sta che, alla fine hanno scelto comunque un discreto film, che sta facendo degli ottimi incassi in America ed in Europa e che rinnova la tradizione di un cinema americano capace di scrivere e girare delle ottime commedie, divertendo e facendo perfino riflettere.Del resto , qui, soluzioni alternative obiettivamente più valide, a mio avviso, non ve n'erano. Non " Bohemian Rapsody ", troppo celebrativo e diseguale. Non " The Favourite ", troppo  "di testa" e poco di cuore. Non gli altri due film " all black " , troppo poco spendibili fuori dagli "States ".

Passiamo alle altre categorie. Tra i film non di lingua inglese ( per cui era egualmente candidato ) " Roma " ha, questa volta, meritatamente stravinto, anche se il polacco " Cold War " non era niente male. E , sempre " Roma " ha vinto poi  con Alfredo Cuaron , incoronato miglior regista. Questa statuetta è certamente meritata- anche se la regia del film è poco vistosa , sapiente eppure discreta - ma un pensiero per il fiammeggiante Pawlikowski ( regista di " Cold War ") io ce l'avrei fatto... Il premio per la migliore attrice , andato ad Olivia Colman ( la regina Anna de la " Favorita " ) compensa una interpretazione certamente straordinaria e riconferma il primato degli attori formati nelle Isole britanniche. Un piccolo pensiero si poteva obiettivamente fare anche sulla "outsider" Yalitza Aparicio ( la cameriera di " Roma ") ma non recitando in inglese, difficile che potesse vincere.Nella categoria per il miglior attore protagonista, il sorprendente Christian Bale ( Dick Cheney in " Vice " ) avrebbe dovuto vincere con la stessa logica con cui l'anno scorso fu premiato l'attore che interpretava Churchill  ne " L'ora più buia ": autentici " tour de force " per risultare più veri del loro modello reale. Peccato per Viggo Mortensen ( l'autista in " Green Book ") che forse lo meritava di più, certo più dell'istrionico Rami Malek ( il solista dei " Queen " in "Bohemian Rapsody " ) che alla fine ha prevalso.Il premio per il miglior attore non protagonista è andato invece, per la seconda volta consecutiva , a Mahershala Ali ( il pianista in " Green Book " ) oggi il più quotato tra gli interpreti afroamericani. Nulla da eccepire. Qualcosa da ridire , invece, per il premio alla migliore attrice non protagonista, attribuito alla egualmente nera Regina King , per  " Se la strada potesse parlare " , che non sono riuscito ancora a vedere. Bella performance , non c'è dubbio, mi dicono. Ma forse il premio l'avrei dato ad Amy Adams, veramente brava ed inquietante nel personaggio della moglie di Cheney in " Vice " .

Andiamo infine a qualcuno dei più significativi tra gli altri riconoscimenti. Voi sapete quanto ritenga essenziale, in un film, la sceneggiatura ( forse il 50 % del successo o dell' insuccesso di ogni opera ). Bene . Qui giustamente sono state premiate due sceneggiature senza smagliature, coese e convincenti. Quella di " Green Book " ( ancora ! ) per le  originali, e quella di" BlacKKKlansman " per quelle tratte da romanzi od opere teatrali.Sono particolarmente felice per il premio a " Green Book " perchè ritengo che uno dei segreti della buona riuscita complessiva del film risieda proprio  nella sceneggiatura, oltre che nella interpretazione. Ottimo " script " ed ottima recitazione : da sempre il cinema funziona così , quando colpisce nel segno . Il regista ( pur determinante ) nulla potrebbe, in effetti,  per raddrizzare un film scritto male o recitato peggio...Infine , due premi che so che interessano particolarmente alcuni lettori di questa rubrichetta. La fotografia è certo un elemento non trascurabile nell' economia complessiva di un film : quante volte , anche di fronte ad un film così così, abbiamo detto " però , che immagini suggestive , che bella fotografia ! ". Quando poi la fotografia è asse portante di un bellissimo film, allora la festa è completa. E' il caso della fotografia di " Roma " premiata con un altro Oscar ad Alfonso Cuaron, regista ma anche direttore della fotografia - un meraviglioso, corrusco bianco e nero - dell'ottimo film messicano. Da ultimo ( ma di Oscar " tecnici " ce ne sarebbero ancora una ventina, di cui vi faccio grazia ) vorrei citare il premio per il miglior sonoro ( non la  sola colonna sonora musicale , ma l'insieme del " sound " che si percepisce in un film e che ne crea, a volte, la particolare suggestione ). Qui, giustamente, non poteva che vincere " Bohemian Rapsody ", straordinario " revival " anche auditivo degli straordinari anni tra la fine dei ' 60 ed i '70 , in Gran Bretagna ed in America, quando la musica ( allora ancora piuttosto buona ) sembrava accompagnare armoniosamente ogni aspetto della nostra vita.

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