mercoledì 13 novembre 2019

" PARASITE " di Bong Joon Ho ( Corea,2019 ) / " NEVIA " di Nunzia De Stefano ( Italia,2019 )

Uscito da poco  nella normale programmazione commerciale dopo le anteprime a Roma e Milano della scorsa estate, il vincitore di Cannes 2019 , il film coreano " Parasite ", attira il pubblico  innanzitutto per la sua " Palma d'oro" e poi perchè è perfettamente inserito in quella tendenza ideologico-salottiera che vuole, anzi pretende che il cinema " impegnato " sia (talora falsamente) spregiudicato e  comunque antiborghese. Anzi, più lo è, meglio è. Siccome questo "Parasite" non lesina quanto a visione  blandamente sovvertitrice dell'ordine e a scontata presa in giro dei " ricchi ", ecco trovato il "capolavoro". Non che il film -metto subito le mani avanti- non abbia meriti e non si lasci ammirare per l'ironia , a volte azzeccata, con cui descrive  i benestanti e, a volte, i loro stessi meno fortunati antagonisti, e per un gran ritmo della regia nella sua prima parte (nella seconda, l'ingresso di nuovi personaggi in scena e il repentino passaggio da una sorta di asiatico " Fascino discreto della borghesia " ad una vicenda  più sconcertante e grottesca che sottilmente sarcastica finisce francamente con lo sbilanciare  l'equilibrio stilistico mantenuto fino allora). Comunque, anche se il giudizio rispetto a quando lo vidi nella rassegna dei film di Cannes ad oggi si è fatto più severo, rinvio alla lettura di quanto ne scrissi il 29 giugno scorso su questo blog. E pensare che i giurati, per dargli il massimo premio, trascurarono un film - questo sì- drammaticamente efficace, austero eppure carico di amore e di saggezza, come l'ottimo " Dolor y gloria " di Pedro Almodovar....

Quest'anno, complice il fatto che ho dovuto fare da giurato in una rassegna del nuovo cinema italiano organizzato dalla Cineteca milanese, ho visto in una settimana più film nostrani che , d'abitudine, in un solo anno. Tanto da permettermi di avere una discreta panoramica degli autori esordienti. Povero ormai di grandi, consolidati talenti,  il cinema di casa stenta da tempo a sfornare nuovi registi dalla personalità interessante. Vi ho parlato la volta scorsa di "Maternal" andato nel frattempo al Festival mitteleuropeo del cinema italiano ( Budapest, quanti ricordi... ) ed ora vorrei soffermarmi su quello che, a conti fatti, è risultato il migliore dei film in competizione rivelando un autentico talento di regia. Parlo di " Nevia " , scritto e diretto ancora da una donna, Nunzia De Stefano . Già presentato con lusinghieri apprezzamenti nella sezione " Orizzonti " dell'ultima Mostra di Venezia, il film sta per uscire nelle sale e spero che qualcuno, magari invogliato da ciò che sto per dire, lo andrà a vedere. Intendiamoci, neanche questo film , come già " Maternal " di Maura Delpero, è privo di difetti. Ma rispetto a quest'ultimo mi pare che abbia anche il pregio di una maggiore sincerità, essendo in parte ispirato a vicende che la De Stefano ha vissuto personalmente. Ultima di undici fratelli e sorelle, Nunzia ha vissuto per dieci anni, a seguito del terremoto del 1980,  in un "container"  nel quartiere di Ponticelli, alla periferia di Napoli, là dove è ambientata la vicenda del suo semiautobiografico personaggio principale. Nevia, prossima ai diciott'anni, minuta ma con una volontà di ferro, sfugge ai mille pericoli di un'ambiente assai degradato e anzi tiene in piedi una famiglia alquanto complicata : padre in carcere, madre ex prostituta dedita ad ogni sorta di commercio illecito, sorellina precoce e con poca voglia di andare a scuola. La protagonista, tosta e coraggiosa ma sognatrice al tempo stesso di un futuro migliore, tenta di evadere dalla trita e triste realtà che la circonda. Ci riuscirà ? Il finale è aperto, sembrerebbe di sì,  ma l'ultimo saluto che essa ci rivolge dallo schermo  nel bel primo piano finale non è privo di malinconia e di consapevolezza che nella vita nulla può essere dato per scontato.

Schivando con intelligenza il pericolo di darci un ennesimo capitolo di quella saga miserabilista di cui si compiace una larga parte del "giovane" cinema italiano, tutto dedito a ripetere i vari "Gomorra" o "Romanzo criminale" in cui è sceso ad accanirsi nell'illusione di riprodurre una sorta di neo-neorealismo peraltro privo di autentico sostrato ideale, la De Stefano incamera la lezione di un  cinema diverso. Un cinema "alto", ricco di dignità e di autentico umanesimo, studioso dei minuti comportamenti di una povera umanità che, mutuandolo dal primo Pasolini,  la De Stefano ha rinvenuto poi nella lezione dei fratelli Dardenne, dell'inglese Ken Loach e, perchè no ?, in Italia  di Matteo Garrone ( che, quanto a lui,  ha risentito poi anche del cinema più apertamente fantasioso di Fellini). Del resto , Nunzia è la ex moglie proprio di Garrone, col quale ha collaborato alla regia  dai primi film fino a " Dogman ", traendone certamente alcuni spunti tematici e una evidente predilezione per uno stile asciutto, senza sbavature, fatto spesso di lunghi piani sequenza con macchina da presa a spalla che insegue, bracca praticamente i personaggi come se volesse costringerli a dire tutta la verità, nient'altro che la verità. Montaggio serrato, primi piani solo dove strettamente necessario, poi c'è anche, evidente, qualche influenza dell'inevitabile Fellini, il gusto per l'insolito, il magico. Se la regia è molto interessante, già sorprendentemente matura per chi non conoscesse il lungo apprendistato della De Stefano, anche l'interpretazione è  meritevole di una particolare lode. Lasciando da parte i personaggi minori, interpretati da veraci attori napoletani di lungo corso (la migliore scuola al mondo,forse,accanto a quella anglo-irlandese ) la protagonista, Nevia, è la giovanissima Virginia Apicella, una delicata ma vigorosa  attrice di sicuro avvenire. Ottimamente diretto ed interpretato , al film manca però ( e non è poco ) una tensione drammatica capace di dargli quella corposità, quello spessore che una vicenda del genere avrebbe sicuramente meritato. Difetto, con molta verosimiglianza, imputabile ad una sceneggiatura un pò lasca, paga di restituirci il bel personaggio di Nevia ma inidonea a crearle intorno qualcosa di più di una simpatica favola che infonde allo spettatore tanto ottimismo ma non sazia il suo desiderio di ancor maggiore verità. Come per tutti coloro che indovinano un buon primo film, la De Stefano è attesa ora, magari alle prese con una storia diversa, a darci conferma del suo indubbio talento.


Veuillez trouver ci-dessous un court commentaire en francais sur ces deux films : 

" Parasite" a remporté la Palme d'or au dernier Festival de Cannes ( d'autres films, à notre avis, l'auraient meritée davantage... ) et est en train, à présent, de faire une belle carrière commerciale aux Etats-Unis et en Europe. Ce film coréen du talentueux metteur en scène Bong Joon Ho, a plusieurs mérites évidents, dont une ironie parfois amusante envers soit les riches soit les plus pauvres qui essayent d'en imiter le style de vie, mais souffre d'un manque d'unité de ton entre la première et la deuxième partie, en finissant par paraitre  un peu confus et dépourvu de cette vigueur dramatique qui aurait été souhaitable. A voir un après -midi de pluie, faute d'un beau bouquin.
" Nevia " par contre, premier film d'une femme issue de Naples, assistante de Matteo Garrone, semble plutot intéressant et digne d'etre vu. En racontant d'une jeune fille qui habite un quartier misérable de la banlieue napolitaine, De Stefano échappe aux poncifs d'un prétendu néo-néorealisme, si commun chez les jeunes auteurs de la péninsule, pour arriver à un cinéma de vérité, plus proche de Olmi, Pasolini, voire les Frères Dardenne, Ken Loach. Dommage que autour d'un beau personnage de jeune femme courageuse la scénariste ( Mme De Stefano elle-meme ) n'ait pas réussi à construire une histoire plus riche de tension dramatique et capable de satisfaire un peu plus notre soif d'un cinéma en prise directe avec la réalité des choses et des sentiments . En tous cas ,un beau petit prémier film.


Please find here a short commentary in english about these two films :

" Parasite " by the korean director Bong Joon Ho, won the " Golden Palm " at the recent Cannes Film Festival and, at present,  is doing very well at the box office in the States and in Europe. Having said that it is well directed and sometimes amusing for its irony in describing the well-off and the poor people who would like to replace them,  it is worth noting that its lack of unity in style and its rather confuse story, especially at the end, do not contribute very much in making a great, remarkable film.
" Nevia " by a woman director, here at her first film, Nunzia De Stefano, is on the contrary a little, unpretentious work wich nevertheless commands some attention  for the style of its  direction and the freshness of its story ( a young neapolitan girl living in a derelict area trys to escape from her destiny and be able to run her own life independently ). Just a dose of more dramatic intensity  would have helped in making of this delicate film  a truly successful  " prémière " in the cinematic art. To be seen.


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